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Blue Unnatural

13 minuti | Colore | Animazione | HD Stereo | ITA | 2017 Regia di Marco Bolognesi [DISTRIBUZIONE]

Luce blu e pioggia incessante, le astronavi sfrecciano nel cielo mentre i fasci di luce dei grandi robot guardiani, pattugliano la terra. Un’immensa città si apre davanti a noi, cyberpunk e meticcia: è Sendai City, con i suoi manifesti, di favolose donne seminude e armate, che si stagliano sui palazzi inneggiando alla vittoria contro i “ribelli”, a garanzia della pace. A ogni cittadino è impiantato un passport cibernetico che traccia gli spostamenti e le azioni: sicurezza in cambio di controllo.

Il grande Cervello, deus ex machina della città-mondo, supervisiona da dietro i suoi monitor; una minaccia incombe, la ribellione si sta riorganizzando, ma il nuovo corpo d’armata è quasi pronto: le C.O.D.E.X. Blue stanno arrivando.

Fantascientifico e postmoderno, Blue Unnatural racconta un mondo dove la libertà personale è annullata e perseguita, dove la comunicazione propagandistica si nutre dell’ossimoro della pace armata e gli operai privati di identità, grazie a maschere tutte uguali, lavorano in catena di montaggio per costruire robot dalle sembianze femminili, che distruggeranno chiunque si opponga alla legge della multinazionale Sendai. Blue Unnatural è un filmato di animazione, in cui una serie di storie e personaggi si intrecciano e si mescolano, disegnando un complesso affresco di toni ed emozioni che ha per sfondo Sendai city, vero cuore dell’opera la cui forma architettonica modulare, la struttura a rete, la mescolanza di razze, linguaggi e tipologie di esseri racconta il potere della tecnologia e dell’informazione, la globalizzazione e il passaggio dalla nozione di postumano a quella di post mutante.

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Note di regia:

Con Blue Unnatural ho creato un mondo distopico, basato sulle “malformazioni” della nostra realtà come monito.

Il cyberpunk letterario è un genere che si sviluppa in periodi temporali specifici e passati, ma ha evidenziato e focalizzato elementi contemporanei come il rapporto uomo-macchina. Grazie a questo genere abbiamo compreso come la tecnologia non sia sempre positiva per l’uomo, e come gli uomini-macchina possano diventare dannosi.

La macchina è il nostro presente, il futuro si sta realizzando e portando alla ribalta tematiche che erano state previste. Raccontare le proiezioni future di queste problematiche equivale a discutere di quelle contemporanee, concependo il fare politica, dell’arte, come analisi del sociale.

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